
La disfagia in pillole
a cura della Dott.ssa Bruna Prati
La disfagia è la difficoltà di deglutire e di consentire il transito del cibo (solido o liquido) dalla bocca allo stomaco, trasformando un atto spontaneo in un disagio rilevante per chi ne è affetto.
Rappresenta un problema assistenziale in quanto può rendere difficoltoso l’atto volontario della deglutizione attraverso il quale riusciamo ad alimentare e nutrire il nostro corpo.
La disfagia può essere organica (presenza di lesione tra la bocca e lo stomaco) o funzionale (malfunzionamento della muscolatura faringo/esofagea) e le cause possono essere: ostruttive, motorie, iatrogene.
Il medico si occupa della malattia a cui è associata la disfagia e orienterà il paziente verso il percorso clinico più adatto per una minuziosa valutazione, prima di somministrare alimenti o bevande.
La scelta e il grado di densità di alimenti e bevande è strettamente correlata al tipo e al grado di disfagia per limitare il rischio di aspirazione e alimentare in sicurezza il paziente.
La gestione dietetica del paziente è affidata al dietista che deve monitorare l’alimentazione del soggetto disfagico affinché venga assicurata un’adeguata idratazione e garantito il bilancio energetico/nutrizionale, senza mortificare il gusto mantenendo le proprietà organolettiche del pasto.
L’attenzione sarà rivolta:
- alla consistenza del pasto valutando le caratteristiche fisiche degli alimenti quali coesione, omogeneità, viscosità e dimensione del boccone.
- al frazionamento dei pasti nell’arco della giornata per evirare un’immediata sensazione di sazietà.
- all’utilizzo di addensanti per gelificare liquidi freddi o caldi e facilitarne l’assunzione.
La disfagia si può associare a diverse conseguenze, tra le quali:
- disidratazione per insufficiente introito di liquidi
- malnutrizione per scarso apporto di nutrienti
- polmonite ab ingestis ed asfissia per problemi respiratori causati dall’ingresso di materiale estraneo nelle vie respiratorie
Segni e sintomi
Le manifestazioni, possono essere fisiche e comportamentali. Tra le fisiche si riconoscono:
- Difficoltà di deglutizione
- Tosse durante o dopo la deglutizione
- Inadeguata chiusura delle labbra e sbavatura
- Perdita di peso
- Presenza di residui di cibo sulla lingua o sulla bocca
- Fuoriuscita di cibo dal naso
- La voce cambia dopo la deglutizione, o una voce debole
- Infezioni respiratorie ripetute
Tra le manifestazioni comportamentali invece:
- Cambio delle abitudini alimentari
- Mancanza di appetito
Tra le principali cause di disfagia troviamo l’Alzheimer (nel 40% dei casi), l’età superiore ai 65 anni (nel 23% dei casi) ed il Parkinson (nel 17% dei casi), così come possibile vedere nel diagramma a torta.
Conseguenze di disfagia possono essere di tipo respiratorio, tra cui l’aspirazione (51% dei pazienti con disfagia), la polmonite ab ingestis ed il soffocamento, e di tipo nutrizionale, con anoressia, malnutrizione (48% dei pazienti con disfagia) e disidratazione (75% dei pazienti con disfagia).
Altre conseguenze, classificabili in primarie e secondarie, sono di seguito illustrate:
Il trattamento della disfagia prevede di sicuro la modificazione della dieta, con grande attenzione all’adattamento della consistenza degli alimenti e della viscosità dei liquidi e ad una adeguata integrazione della dieta mediante complementi orali.
Importanti sono altresì le strategie di rieducazione e di compensazione , al fine di allenare i muscoli specifici coinvolti nella deglutizione e di imparare nuovi modi di deglutire, come cambiare la posizione della testa.
Alla gestione medica è infine affidata la scelta di come alimentare il paziente: se con alimentazione enterale o parenterale, e la valutazione eventuale di come adattare la somministrazione dei farmaci.
Come già visto il menù a consistenza modificata è fondamentale nel trattamento dei pazienti disfagici. Questo dovrà essere bilanciato in macro e micronutrienti, attraverso la scelta di un processo di produzione igienicamente sicuro e che permette di mantenere le qualità nutrizionali, avendo certezza dei parametri di consistenza reologica e mantenendo le qualità organolettiche (colore, sapore).
Per modificare la consistenza è necessario l’utilizzo di strumenti adeguati come di un omogeneizzatore e di strumenti che consentano la misura della viscosità degli alimenti in modo da ottenere viscosità adeguate, così come quelle suggerite in tabella 1.

Suggerimenti utili per modificare la densità di alimenti e bevande sono di seguito riportati.
- Per i liquidi: è possibile l’utilizzo di polveri addensanti per ottenere vari livelli di densità oppure l’utilizzo di bevande addensate già pronte all’uso
- Per i solidi: possono essere sottoposti a frullatura, omogenizzazione, passatura, centrifugazione
Da evitare, invece:
- alimenti a doppia consistenza
- alimenti filanti
- cibi che si sbriciolano o in pezzi
- alimenti che presentano lische o parti fibrose
Bibliografia
Dysphagie bei Erkrankungen der Halswirbelsäule. Riepl R., et al. 2019
Easterling C.,et al. Dementia and dysphagia. 2008
Volonte M.A.,et al. Clinical assessment of dysphagia in early phases of Parkinson disease.2002
How Swallow Pressures and Dysphagia Affect Malnutrition and Mealtime Outcomes in Long-Term Care. Namasivayam-MacDonald, et al. 2017
Dott.ssa Bruna Prati – Dietista





