
Dieta occidentale versus Dieta Mediterranea
a cura della Professoressa Maria Vittoria Barone
Questa serie di articoli ha lo scopo di aggiornare al meglio delle conoscenze scientifiche gli operatori sanitari ed il pubblico in generale per implementare e diffondere comportamenti virtuosi volti al mantenimento dello stato di salute per quanto più tempo è possibile.
L’occidentalizzazione della dieta Mediterranea è avvenuta nel giro di poche decine di anni dalla fine del secondo conflitto mondiale. Le ragioni di questo cambiamento dietetico importante che ha portato alla perdita di un patrimonio anche culturale, sono vaste e strettamente connesse con lo sviluppo sociale ed economico del dopoguerra.
Qui ci interessa sottolineare quanto sia cambiata sia quantitativamente che qualitativamente la nostra dieta soprattutto al Sud d’Italia. Guardando i consumi alimentari dal 1946 al 1983 (Figura 1) appare chiaro che c’è un importante cambiamento di abitudini alimentari.

Già ad uno sguardo superficiale appare chiaro che il consumo pro-capite di cibo nel periodo subito dopo la seconda guerra mondiale era decisamente più basso (472 Kg/pro-capite all’anno) di quello calcolato nel 1983 (749,8 Kg/pro-capite all’anno). Quasi un raddoppio di consumo di cibo pro-capite in 37 anni. E’ ovvio che nel periodo post guerra il consumo di cibo così basso è stato fortemente influenzato dalle condizioni socio-economiche del periodo bellico, ma d’altro canto è anche evidente che il consumo di cibo è gradualmente aumentato negli anni a seguire. Se poi valutiamo non solo le differenze quantitative, ma anche quelle qualitative, allora i dati risultano più impressionanti. Infatti il consumo di zucchero, è praticamente triplicato e quello di carne più che quintuplicato a fronte di un incremento modesto di cereali e di latte e latticini.
C’è stato quindi un importante cambiamento di abitudini alimentari con un incremento di consumo di proteine animali che di zuccheri raffinati che non facevano parte delle nostre abitudini alimentari.
Un misura della occidentalizzazione della dieta degli italiani, soprattutto al Sud, ci viene dalle osservazioni del Dott. Ancel Keys, il ”papà” della dieta mediterranea, nel suo studio, oramai una pietra miliare in campo nutrizionale, che è il “Seven Country Study”. Ancel Keys propone un modello alimentare che verrà poi definito “Dieta Mediterranea” caratterizzato da “uno stile di vita fisicamente attivo e frugale, con una predominanza di prodotti vegetali e scarsità di prodotti di origine animale nella dieta”. Keys comincia ad interessarsi allo “stile di vita mediterraneo” quando durante la guerra, trovandosi a far parte del contingente americano che dalla Sicilia stava risalendo l’Italia, si ritrovò a soggiornare a Nicotera un piccolo paese della Calabria. Lì si accorse che le persone anziane erano particolarmente attive e prive di malattie, in confronto con la popolazione di anziani del suo paese in Minnesota, dove aveva il suo studio medico.
Colpito da questa osservazione dopo la guerra decise di tornare in Italia (a Pioppi, in Campania questa volta) e continuò a studiare le abitudini alimentari e di vita della popolazione di questi paesi.
Una delle prime osservazioni di Keys fu il confronto tra le abitudini alimentari dei suoi pazienti nel Minnesota (USA) con quelle della persone da lui incontrate a Nicotera.
In Figura 2 mostriamo una versione modificata in italiano dei dati originali prodotti da Keys negli anni ’50.

Il consumo pro-capite di cibo (g/die) delle due popolazioni, quella americana e quella campana non era molto diverso dal punto di vista quantitativo (1256 g/die degli americani contro 1148 g/die dei campani) ma drammaticamente diverso dal punto di vista qualitativo. Se guardiamo il consumo di carne negli USA è circa 5 volte più alto di quello di Nicotera mentre il contrario è vero per il pesce. Il consumo di alcol è tre volte più alto a Nicotera, ma è solo dovuto al consumo di vino, che in quegli anni negli USA era inesistente.
Per definizione la dieta USA descritta nella tabella è “occidentale” mentre quella descritta a destra è “mediterranea”.
Il problema è che nel tempo la dieta Mediterranea di Nicotera è diventata occidentale. Infatti l’analisi della “mediterranetà” della dieta in Figura 3 ci mostra esattamente questo paradosso. E’ possibile misurare la mediterranetà della dieta attraverso un questionario.

La popolazione di Nicotera sottoposta a questionario negli anni ’60 e poi negli anni ’90 mostra chiaramente una diminuzione della mediterraneità della dieta di circa il 40%. Praticamente il paese in cui la dieta mediterranea è stata descritta per la prima volta negli anni ha “occidentalizzato” la propria dieta!
Il questionario della mediterraneità della dieta dà risultati preoccupanti in Italia oggigiorno. Infatti soltanto circa il 10% degli intervistati pratica la dieta mediterranea, raggiungendo un buon punteggio di mediterraneità della dieta. E questo ci porta ad una considerazione più generale: per quanto siamo bombardati dai media da diete e consigli nutrizionali, in realtà poche persone sanno e praticano veramente la dieta mediterranea in Italia e paradossalmente più al Nord che al Sud!!!
E ancora più paradossalmente più al Nord Europa che al Sud Europa.
Un patrimonio culturale e tradizionale perso e quel che è peggio è stato perso inconsapevolmente.
I canoni dello stile di vita mediterraneo individuati da Ancel Keys sono ancora validi: “uno stile di vita fisicamente attivo e frugale, con una predominanza di prodotti vegetali e scarsità di prodotti di origine animale nella dieta”. Studi clinici imponenti hanno oramai categorizzato in maniera chiara ed inequivocabile i vantaggi sulla salute di questo stile di vita. Sarà proprio l’analisi degli effetti sulla salute e sulla longevità della Dieta Mediterranea alla luce della più recente letteratura scientifica l’argomento della prossima conversazione.

E’ Responsabile scientifico del Laboratorio Europeo per Lo Studio delle Malattie Indotte da Alimenti (ELFID), interamente dedicato allo studio dell’interazione tra epitelio intestinale ed alimenti.
E’ autrice di circa 80 pubblicazioni su riviste internazionali peer review (H-index 34) ed è docente del corso di Laurea in Nutrizione Umana, del corso di laurea in Medicina e Chirurgia, della Scuola di Specializzazione in Pediatria e del Dottorato Sviluppo Accrescimento e Salute dell’Uomo.



