
Neofobia alimentare, questa sconosciuta
a cura di Gabriella Simonini e Ilaria Palazzolo.
Chi di voi genitori non si è mai ritrovato ad affrontare un rifiuto o addirittura un digiuno del proprio figlio?
La neofobia alimentare, ovvero il timore o il rifiuto ad ingerire nuovi cibi, è una caratteristica di tutti gli animali onnivori, incluso l’essere umano. È una reazione primordiale con funzione protettiva verso nuove risorse alimentari potenzialmente tossiche in favore di cibi familiari e conosciuti.
Questo meccanismo non è presente fin dalla nascita, inizia a manifestarsi attorno alla fine del primo anno di vita, per toccare l’apice tra i 2 e i 5 anni.
L’acquisizione di sempre maggiori competenze motorie e la maggior autonomia, tipiche di questo periodo, sommate alle occasioni sociali di pasti condivisi come ad esempio all’asilo o ad una festa, permettono ai bambini di “procacciarsi” il cibo da soli e quindi anche di poter “scegliere”.
La neofobia alimentare dovrebbe ridursi durante la crescita fino a scomparire spontaneamente. Tuttavia alcuni adulti sembrano mantenere atteggiamenti neofobici nei confronti di nuovi cibi, continuando a preferire pietanze note e familiari, nonostante non ci siano reali motivi al mantenimento di questo comportamento difensivo.
Quando questo atteggiamento ostile verso le novità a tavola tende a prolungarsi, si traduce in una dieta monotona e restrittiva che a lungo termine potrebbe causare deficit nutrizionali, a discapito soprattutto dei micronutrienti.
Scoprire quali fattori influenzano il grado di reazione neofobica può rappresentare un importante elemento per favorire lo sviluppo di un’alimentazione sana e variegata in bambini ed adulti.
Non lasciate che questa fase metta in difficoltà tutta la famiglia e adottate qualche piccola strategia per aggirarla:
- Prima dei 2 anni proponete un’ampia varietà di cibi in modo tale che il ventaglio di alimenti familiari agli occhi dei vostri figli sia ampio
- Riproponete in tempi diversi l’alimento rifiutato, variando magari il metodo di cottura e la sua presentazione
- Dato che l’accettazione di nuovi cibi correla negativamente con il senso di sazietà evitare di sedersi a tavola con poco appetito a causa di un fuori pasto troppo calorico
- Evitare di convincere un bambino a mangiare in cambio di un premio, questo approccio si rivelerà controproducente sul lungo termine e passa al bambino il messaggio che vi sia bisogno di un premio perché l’alimento proposto non è buono
- Le imposizioni sono inefficaci
È importante ricordare che i bambini vanno alimentati seguendo gli stimoli che vengono dal proprio organismo e non devono essere indotti a finire il piatto quando si dimostrano sazi: va rispettato il senso di autoregolazione del piccolo che è una caratteristica già presente nei primi anni di vita.
Alla prossima da ProgettoQB.



