
Allattamento e COVID-19
a cura del Dott.re Arturo Giustardi
Il latte materno non è solo un alimento: ha un valore che va oltre il nutrimento.
Nel latte materno sono presenti le sostanze nutritive di base essenziali quali carboidrati, proteine e grassi, ma anche molti altri componenti che non possono essere riprodotti.
Pensiamo ad esempio ai milioni di cellule vive, come i globuli bianchi, che aiutano a fortificare il sistema immunitario o i 40 e più enzimi che facilitano la digestione del neonato e ne rafforzano il sistema immunitario, oltre a favorire l’assorbimento del ferro. Il latte materno è ricco anche di anticorpi, detti anche immunoglobuline: ne esistono cinque forme principali e il latte materno le contiene tutte, proteggendo il neonato da malattie e infezioni, neutralizzando batteri e virus.
La composizione del latte materno è molto complessa e quindi abbiamo citato solo alcuni degli elementi che lo compongono ma che indicano quanto, ancora di più in una situazione di pandemia, sia essenziale per lo sviluppo completo e corretto del neonato.
Il latte materno è anche il “motore” del microbiota intestinale, infatti anche se la trasmissione verticale di buona parte del microbioma avviene al momento della nascita, direttamente dalla madre al bambino, successivamente è l’allattamento al seno che completa la colonizzazione del microbiota neonatale.
La colonizzazione intestinale batterica iniziale influisce fortemente sulla salute. In particolare, questi batteri svolgono un ruolo cruciale nella protezione. Recentemente, è stato confermato che le madri trasmettono i loro ceppi bifidobatterici ai loro bambini poco dopo la nascita.
Anche se da ormai molti anni le organizzazioni sanitarie internazionali (OMS, UNICEF) così come le Società Italiane, tra cui la SIN, concordano nel raccomandare alle madri di allattare i neonati esclusivamente al seno nei primi sei mesi di vita, l’epidemia da COVID-19 o, per meglio dire, la paura del Covid-19, rischia di eclissare i progressi per migliorare la diffusione dell’allattamento al seno in quanto sempre più bimbi rischiano di venire separati alla nascita dalle mamme.
La separazione alla nascita dei neonati dalle mamme, per paura del contagio, comporta solo più svantaggi che vantaggi.
Allo stato attuale emerge dalla letteratura: la negatività della ricerca del SARS-CoV-2 nel liquido amniotico, nel sangue cordonale e nel latte materno; che non c’è nessuna conferma del passaggio transplacentare dell’infezione da SARS-CoV-2; il provato ruolo insignificante del latte materno nella trasmissione di altri virus respiratori; sul totale delle infezioni Covid-19 diagnosticate, solo 1-5% riguarda i bambini che comunque hanno un decorso e una prognosi migliore rispetto agli adulti e i decessi sono estremamente rari.
Pertanto qualsiasi pratica che impedisca, limiti o interrompa l’allattamento al seno è controproducente anche se le madri sono affette da COVID-19 perché il bambino, che è già stato esposto al virus dalla madre e/o dalla famiglia, trarrà solo maggiori benefici dall’allattamento diretto. L’interim guidance di IASC sull’epidemia da COVID-19 indica di continuare l’allattamento in quanto qualsiasi interruzione può effettivamente aumentare il rischio del bambino di ammalarsi.
Dati gli indubbi vantaggi per madre e neonato derivanti dall’allattamento al seno e i rischi nulli o minimi di contagio ne deriva che World Health Organization (WHO), tutte le Agenzie scientifiche internazionali e la Società Italiana di Neonatologia (SIN) confermano l’indicazione dell’allattamento al seno anche in presenza di infezione materna da COVID-19.
Una donna con COVID-19 sospetto, probabile o confermato può praticare il contatto pelle a pelle in sala parto ed allattare al seno in maniera esclusiva il proprio figlio.
La mamma affetta da COVID-19 deve seguire le norme di prevenzione da contagio: uso della mascherina, lavaggio frequente delle mani (prima e dopo il contatto con il neonato) e regolare pulizia e disinfezione delle superfici con le quali viene a contatto. Qualora le condizioni generali siano tali da impedirle di allattare direttamente al seno, dovrebbe essere incoraggiata e sostenuta a praticare la spremitura del latte.
Quando si argomenta di allattamento al seno si tende a concentrarsi solo sulla mamma, ma in una visione triadica della famiglia, non si deve sottovalutare l’importanza del ruolo paterno, soprattutto oggi, in una situazione di distanza sociale a causa della pandemia.
È ormai una prassi consolidata per i neo-padri presenziare all’evento nascita e stare accanto alla compagna che partorisce, ma dall’emergenza, in molti centri nascita è stato vietato l’accesso ai padri. Questo comportamento è del tutto ingiustificato soprattutto se i padri non sono affetti da COVID-19 sia in modo asintomatico o pauci-sintomatico.
Preservare quell’intimità tra bambino, madre e padre tipica delle prime ore dopo la nascita favorisce l’emergenza quanto più spontanea possibile delle competenze del neonato che, tra l’altro, influiscono positivamente sull’allattamento al seno.
Per favorire l’allattamento al seno e la sua durata è necessario quindi concentrarsi non solo sulla mamma, ma anche sulla figura paterna. Un padre informato e presente può influire positivamente anche sull’allattamento al seno in quanto conosce i benefici del latte materno, i ritmi normali dell’allattamento, le problematiche che possono sorgere (mastiti, ragadi etc) ed è consapevole che allattare è un “lavoro che stanca” e quindi può assumere un ruolo attivo di accudimento e sostegno della mamma.
Da una recente indagine è emerso che anche quando un padre è attivo nel supporto alla mamma interviene poco nella fase dell’allattamento: la maggior parte dei partner è impegnata nel confortare e controllare il bambino, ma meno della metà aiuta a pulire il tiralatte e i biberon per la successiva alimentazione e non si interessa della nutrizione. Questo ci induce a ribadire la necessità di formare il padre su questi argomenti già dai corsi preparto.
L’allattamento al seno quindi non è solo nutrizione ma è anche protezione e sviluppo corretto del neonato.
Quando proprio non è possibile effettuarlo ovviamente si ricorre all’allattamento artificiale dove, oltre alla scelta della formula, è necessario creare delle condizioni coerenti con il ritmo e i comportamenti dell’allattato al seno.
Le pratiche consigliate per l’allattamento con biberon prevedono di non stabilire un programma definito degli orari bensì attendere i segnali del neonato che indicano fame. I bambini dovrebbero essere tenuti in braccio spesso, anche nei momenti in cui non vengono nutriti. A metà di un pasto effettuare un passaggio da un lato all’altro: ciò fornisce la stimolazione e lo sviluppo degli occhi. Per imitare l’esperienza dell’allattamento al seno sono consigliate brevi pause, ogni 10-20 minuti, per fare in modo che le quantità adeguate durino la durata media di un’alimentazione. Questo elemento temporale è significativo perché il sistema del bambino ha bisogno di tempo per riconoscere la sazietà, molto prima che lo stomaco abbia la possibilità di riempirsi eccessivamente.
Il bambino non deve essere incoraggiato a “finire” tutto il latte nel biberon stimolandolo per esempio massaggiando la mascella o la gola. Se il bambino si sta addormentando e sta rilasciando il biberon prima che sia vuoto, significa che il bambino ha finito e non deve essere risvegliato.
Nell’allattamento artificiale è necessario anche scegliere biberon e tettarelle.
Il biberon in vetro ha il vantaggio di essere ecologico e durare nel tempo, ma quello in plastica può essere utilizzato dal bambino in maggior sicurezza.
Con una Direttiva Europea del 28 Gennaio 2011, l’Unione Europea ha vietato il commercio e quindi l’utilizzo di biberon di plastica in policarbonato, in quanto da tale materiale può liberarsi una sostanza chiamata bisfenolo A (BPA), che può avere effetti dannosi sulla salute del bambino, in particolare sulle sue funzioni endocrine. Attualmente non sono stati invece rilevati problemi nei biberon in un materiale plastico chiamato polietersulfone.
Il vetro è un materiale inerte, resistente alle alte temperature che vengono utilizzate per la sua sterilizzazione, trasparente, e ciò permette di vedere se ci sono residui di latte durante e dopo la pulizia del biberon, più ecologico delle materie plastiche, ma più fragile anche se oggi si tratta di vetro infrangibile e di maggiore leggerezza. Inoltre sul vetro non resta nessun odore e nessun sapore, i biberon possono essere lavati in lavastoviglie e durano anni.
In questa situazione di pandemia quindi la preferenza va verso i biberon di vetro soprattutto per i neonati, mentre quando il bambino è più grande e la rottura del vetro diverrebbe un pericolo possono essere preferiti quelli in plastica.
Oggigiorno i ciucci vengono realizzati fondamentalmente con due tipi di materiali: il silicone ed il lattice. Il primo è un prodotto chimico di origine sintetica a base di silicio, trasparente, indeformabile, che non assorbe gli odori ed i sapori e non subisce alterazioni anche dopo numerose sterilizzazioni, sia mediante bollitura che a freddo. Il secondo è una gomma naturale, è morbida, elastica e più resistente alle lacerazioni. Le particolari caratteristiche di inalterabilità rendono il ciuccio di silicone particolarmente adatto durante i primi mesi di vita, mentre con la eruzione dentaria è opportuno passare al succhietto di lattice più resistente alle lacerazioni rispetto al silicone.
Per quanto riguarda il latte artificiale le aziende produttrici, negli anni, hanno effettuato sempre nuove ricerche e aggiornamenti delle loro formule per cercare di avvicinarsi al latte migliore per il neonato: il latte materno. Ovviamente ciò non sarà mai possibile ma rimane comunque un necessario e pregevole impegno.
L’ultima novità del settore è un latte con postbiotici che rafforza il sistema immunitario dei neonati. Si tratta di un latte fermentato per neonati che favorisce la maturazione del sistema immunitario e la salute intestinale. In uno studio italiano pubblicato sulla rivista scientifica Nature si afferma che il latte fermentato modifica la flora intestinale dei neonati già al secondo-terzo mese di vita, rendendola più simile a quella dei neonati allattati con il latte materno.
Il Dott.re Giustardi è Medico Chirurgo, Specialista in Neonatologia e Pediatria. Esperto nell’allattamento e nelle problematiche correlate, Istruttore di Rianimazione neonatale e Presidente AICIP ( Società Italiana per la Care in Perinatologia).




