
Malattie autoimmuni e alimentazione: chi ben incomincia è a metà dell’opera.
Progetto di Dottorato di Ricerca della Dott.ssa Camilla Barbero Mazzucca – Università del Piemonte Orientale.
Studiare i complessi meccanismi mediante i quali la nostra dieta modifica il rischio di sviluppare malattie autoimmuni non è semplice: uno strumento innovativo per indagare l’adesione alla Dieta Mediterranea e a quella Occidentale potrebbe rappresentare un primo importante passo per capirecome ciò che mangiamo influenza l’attività del nostro sistema immunitario.
Le malattie autoimmuni (MA) sono una famiglia di più di 100 malattie, accomunate da una aggressione da parte del sistema immunitario diretto contro i tessuti sani dell’organismo. L’eziologia è ad oggi solo parzialmente compresa, ma è oramai assodato che, accanto ad una componente genetica, esistono alcuni fattori di rischio di natura ambientale (stile di vita, dieta, uso di farmaci, infezioni)(1).
L’ incidenza delle MA è di circa il 3-5% in tutto il mondo, e negli ultimi anni si assiste ad un suo aumento nei paesi industrializzati (2).
La distribuzione geo-epidemiologica delle MA, il loro rapporto con lo status socioeconomico, il rapido aumento di casi registrato nei paesi sviluppati e gli studi effettuati sulle popolazioni migranti, suggeriscono che la causa dell’aumentata incidenza, non sia imputabile a fattori genetici (3).
Alcuni studi hanno correlato tale trend con il crescente uso di additivi alimentari presenti nei cibi ultra-processati (4).
E’ stato infatti già dimostrato in vitro che gli additivi alimentari sono in grado di abrogare la funzione della barriera epiteliale intestinale (la cui integrità è spesso compromessa nelle condizioni autoimmuni), aumentandone la
permeabilità con conseguente ingresso di tossine, antigeni alimentari e batteri, che potrebbero promuovere una risposta (auto)immune. La perdita di tolleranza potrebbe generarsi attraverso diversi meccanismi, come il mimetismo molecolare tra alimenti e auto-antigeni o la reazione di alcuni prodotti chimici con molecole autologhe, con la generazione di molecole nuove per il sistema immunitario e pertanto antigeniche (5).
Il pattern alimentare caratterizzato dal consumo di cibi ad alto contenuto di additivi, acidi grassi trans, colesterolo, proteine animali, zuccheri semplici e sale, nonché dal consumo frequente di cibi trasformati e “fast food” è stato definito “Dieta Occidentale” (4).
Altri aspetti di tale regime, come il ridotto apporto di fibra alimentare (presente principalmente alimenti vegetali), possono compromettere l’equilibrio della flora intestinale (microbiota) e promuovere l’induzione di enzimi in grado di degradare lo strato di muco protettivo del tratto respiratorio e gastro-intestinale, contribuendo a peggiorare la condizione di permeabilità appena descritta. Nondimeno, un elevato consumo di alimenti raffinati e un eccessivo apporto calorico inducono la resistenza all’insulina e l’obesità, aumentando così ulteriormente il rischio di malattie autoimmuni come l’Artrite Reumatoide e la Sclerosi Multipla (6, 7).
L’esistenza di una correlazione tra dieta e rischio di autoimmunità è dunque plausibile e i meccanismi a sostegno dell’ipotesi che il regime alimentare occidentalizzato possa aumentare il rischio di sviluppare malattie autoimmuni sono stati ampiament studiati.
D’altra parte, negli ultimi anni, sono emerse numerose ipotesi riguardanti gli effetti protettivi della Dieta Mediterranea, che si configura come modello opposto alla Dieta Occidentale. Esso è frequentemente associato al miglioramento delle patologie croniche ed infiammatorie. La Dieta Mediterranea prevede tutti gli alimenti (frutta, verdura, cereali, carne, pesce, legumi, olio di oliva e vino) nelle giuste quantità e include aspetti relativi allo stile di vita come l’abitudine di rispettare la stagionalità, di consumare cibo cucinato in casa e di praticare attività fisica costante (8).
Gli effetti antinfiammatori dei nutrienti tipici di tale regime alimentare sono stati, anche in questo caso, studiati e i meccanismi alla base della loro capacità immuno- modulatoria risultano ormai chiari (9).
Alcuni di questi meccanismi si basano sulla stretta relazione che intercorre tra microbiota e sistema immunitario; quest’ultimo, sin dai primi anni di vita, viene infatti “educato” sia a combattere i patogeni che a tollerare la flora simbiotica anche dal microbiota.
La fibra alimentare, contenuta in alimenti tipici della dieta mediterranea come la frutta, la verdura e i cereali integrali, viene metabolizzata dalla flora batterica in acidi grassi a catena corta (SCFA) e, non solo costituisce un substrato energetico per i colonociti (10), ma promuove anche la maturazione del sistema immunitario con il differenziamento dei linfociti T regolatori, che sono cruciali per mantenere l’omeostasi immunitaria (9).
Risulta dunque evidente l’importanza di nutrire propriamente il nostro microbiota per promuovere la sua relazione con il sistema immunitario, a lungo vista come una guerra piuttosto che come una collaborazione (11).
Per dimostrare le molte ipotesi esistenti riguardo agli effetti deleteri o protettivi di specifici modelli nutrizionali, come la Dieta Mediterranea o quella Occidentale, la ricerca nutrizionale più recente tende a considerare tali pattern alimentari in maniera complessiva, piuttosto che concentrarsi su singoli alimenti o nutrienti che li caratterizzano. Volendo valutare gli effetti che diversi approcci dietetici hanno sulla salute, è necessario l’uso di strumenti adeguati alla complessità dell’esposizione che consentano di ottenere risultati di qualità (12).
Ad oggi, esistono numerosi questionari pensati per valutare l’adesione alla Dieta Mediterranea, specifici per alcune fasce di età o per determinate condizioni patologiche (ad esempio l’indice KIDMED per i soggetti minorenni (13) o lo score MEDAS per i soggetti anziani affetti da patologie coronariche (14).
Pochi sono invece gli studi in cui si è utilizzato uno score di adesione alla Dieta Occidentale al fine di correlarla a specifici esiti clinici; questo rappresenta una grave mancanza, in quanto, negli ultimi anni, il consumo di cibi ultra-processati, la frequentazione di fast food e la tendenza a non cucinare i propri pasti,sono divenute abitudini comuni.
Partire con il piede giusto
L’obiettivo del progetto MINDFUL, diretto dalla professoressa Annalisa Chiocchetti, Professore Associato di Immunologia presso l’Università del Piemonte Orientale e finanziato dal progetto di eccellenza FOHN, è quello di indagare come lo stile di vita, ed in particolare la dieta, possano influenzare il rischio di sviluppare malattie autoimmuni come il Diabete Mellito di tipo 1, la Sclerosi Multipla, l’Artrite Reumatoide, il Lupus Eritematoso Sistemico, e la Polimialgia Reumatica.
Un questionario di frequenza alimentare è stato creato ad hoc da Camilla Barbero Mazzucca, nutrizionista e ricercatrice iscritta al Dottorato di Ricerca in Food, Health and Longevity, per stimare l’adesione ai regimi alimentari mediterraneo ed occidentale in maniera combinata, calcolando uno score doppio in base al quale suddividere i soggetti non solo in “molto fedeli al regime mediterraneo e poco a quello occidentale” e “molto fedeli al regime occidentale e poco al mediterraneo”, ma potendo rilevare anche coloro che rappresentano una via di mezzo.
≪Considerando che il modello occidentale è ora predominante nei paesi industrializzati – spiega Camilla- anche a causa di fattori inerenti alla società contemporanea che non dipendono dalla volontà degli individui, come la globalizzazione e la successiva evoluzione delle tecniche di produzione alimentare, è fondamentale essere in grado di stimare quanto più un soggetto si approcci al modello mediterraneo tradizionale, anche se inserito in un contesto globalmente occidentalizzato. Solo così sarà possibile rilevare in maniera dose-dipendente gli effetti che diverse sfumature di regimi alimentari hanno sulla salute, indipendentemente dal background socio- culturale. L’idea, infatti, non è quella di cambiare i cut-off in base alla popolazione ma, piuttosto, di eliminare l’idea di cut-off a favore un gradiente di adesione al regime alimentare in studio.≫
Nello specifico, l’obiettivo è quello di validare sulla popolazione generale prima di tutto il questionario alimentare, creato con lo scopo di calcolare il doppio score di adesione ai due regimi alimentari di interesse.
Esso contiene domande riguardanti la frequenza di consumo settimanale degli alimenti rappresentativi della Dieta Mediterranea (frutta, verdura, carboidrati complessi, proteine di origine animale e vegetale, olio di oliva…) e domande volte a valutare il grado di adesione al regime occidentale (consumo di alimenti ultra- processati, pre-fritti, di bibite zuccherate e dolci industriali).
A ciascuna domanda verranno associate immagini illustrative delle porzioni di riferimento, gentilmente concesse dall’Istituto Scotti Bassani; il fine è quello di facilitare il soggetto intervistato nella scelta della porzione.
Ai quesiti relativi alla frequenza di assunzione dei vari cibi, si abbinano domande relative alle abitudini alimentari generali riguardanti il numero di pasti consumati e il tempo dedicato al pasto, l’abitudine ad acquistare frutta e verdura di stagione e carne e pesce dai rivenditori locali piuttosto che al supermercato. Quest’ultima parte è utile a valutare quegli aspetti “valoriali” (importanza del dedicare il giusto tempo al pasto, della stagionalità e della preferenza di alimenti “km zero” ai cibi ultra-processati) che rendono la Dieta Mediterranea molto più che una semplice lista di alimenti associati ad una frequenza consigliata di consumo.
Il questionario alimentare verrà abbinato ad uno più generale, volto ad ottenere altre informazioni riguardanti lo stato di salute, l’eventuale assunzione di farmaci/integratori, lo stile di vita e la condizione socio-economica, tutti aspetti che potrebbero modificare le abitudini alimentari e il rischio di sviluppare malattie autoimmuni.
In seguito a una prima fase di validazione, tali questionari potranno esser utilizzati non solo nel progetto MINDFUL ma anche in altri studi in ambito di immunologia nutrizionale.
Bibliografia
1. De Luca, F. & Shoenfeld, Y. The microbiome in autoimmune diseases. Clin. Exp. Immunol. 195, 74–85 (2019). 2. Lerner, A., Jeremias, P. & Matthias, T. The world incidence and prevalence of autoimmune diseases is increasing. Int. J. Celiac Dis. 3, 151–155 (2015).
3. Fatoye, F., Gebrye, T. & Svenson, L. W. Real-world incidence and prevalence of systemic lupus erythematosus in Alberta, Canada. Rheumatol. Int. 38, 1721–1726 (2018).
4. Lerner, A. & Matthias, T. Changes in intestinal tight junction permeability associated with industrial food additives explain the rising incidence of autoimmune disease. Autoimmun. Rev. 14, 479–489 (2015).
5. Fasano, A. & Shea-Donohue, T. Mechanisms of disease: The role of intestinal barrier function in the pathogenesis of gastrointestinal autoimmune diseases. Nat. Clin. Pract. Gastroenterol. Hepatol. 2, 416–422 (2005).
6. Katz Sand, I. The Role of Diet in Multiple Sclerosis: Mechanistic Connections and Current Evidence. Curr. Nutr. Rep. 7, 150–160 (2018).
7. Gioia, C., Lucchino, B., Tarsitano, M. G., Iannuccelli, C. & Di Franco, M. Dietary habits and nutrition in rheumatoid arthritis: Can diet influence disease development and clinical manifestations? Nutrients 12, (2020).
8. Davis, C., Bryan, J., Hodgson, J. & Murphy, K. Definition of the mediterranean diet: A literature review. Nutrients 7, 9139–9153 (2015).
9. Çehreli, R. Moleculer nutritional immunology and cancer. J. Oncol. Sci. 4, 40–46 (2018).
10. Zhao, L. et al. Gut bacteria selectively promoted by dietary fibers alleviate type 2 diabetes. Science 359, 1151–1156 (2018).
11. Platt, A. M. Immunity in the Gut. Viral Gastroenteritis 351, 1329–1333 (2017).
12. Venter, C., Eyerich, S., Sarin, T. & Klatt, K. C. Nutrition and the immune system: A complicated tango. Nutrients 12, (2020).
13. Serra-Majem, L. et al. Food, youth and the Mediterranean diet in Spain. Development of KIDMED, Mediterranean Diet Quality Index in children and adolescents. Public Health Nutr. 7, 931–935 (2004).
14. García-Conesa, M. T. et al. Exploring the validity of the 14-item mediterranean diet adherence screener (Medas): A cross-national study in seven european countries around the mediterranean region. Nutrients 12, 1–18 (2020).
La Dott.ssa Camilla Barbero Mazzucca è nutrizionista e ricercatrice iscritta al Dottorato di Ricerca in Food, Health and Longevity presso il centro di ricerca sulle malattie autoimmuni e allergiche (CAAD, Novara), Laboratorio di Immunomica (Prof.Annalisa Chiocchetti). Novara, Università del Piemonte Orientale.
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